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PRIMI PIATTI

Comfort Food, PRIMI PIATTI

LA CASETTA NEL VERDE

25 maggio 2015

Mettete tre donne insieme,un week end assolato e del buon cibo ed otterrete un algoritmo perfetto.
Se poi tutto questo ha come location una casetta di campagna,appollaiata in fondo ad una valle colorata di un verde che in vita vostra non avete mai visto,avrete tutti gli ingredienti giusti per passare le prossime ore magnificamente.
Gli uomini si occupano della legna per il camino e poi si eclissano.
Probabilmente sono fuori sul prato.
Stesi sulle margherite che ricoprono il tappeto erboso.
Gli occhi al cielo azzurro.
Talmente rilassati che sentiremo parlare di loro poco e niente in queste prossime ore.
Nel frattempo per noi donne ci sono mille cose da fare.
Aprire le finestre,fare i letti,controllare la dispensa,lavare le stoviglie,cercare gli asciugamani puliti,togliere la polvere e spazzare il pavimento.
Tutto questo insieme,un sorso di vino e qualche chiacchiera e poi si riparte a sbrigare faccende.
Mettete tre donne insieme in una casa e ve la ribalteranno in poche ore.
Mettete che ad attenderle ci sia un patio di legno immerso nel verde,sotto una cascata di glicini appena fioriti e ci metteranno anche meno.
Riusciamo anche a rilassarci e scattare qualche fotografia.
Il paesaggio attorno a noi è qualcosa di paradisiaco e corriamo estasiate come bambine in mezzo ai campi verdi sterminati.
La fame si fa sentire e decidiamo di preparare gli gnocchi per cena.
Gli asparagi sono freschi e il lardo è quello nostrano.
La ricotta erborinata è di un’azienda agricola della zona.
Non c’è bisogno di tanta lavorazione ed inventiva.
Queste primizie parlano da sole e la semplicità vince sempre.
E’ bello vedere tre donne intente in cucina.
Chi monda gli asparagi e li mette a lessare,chi taglia il lardo e ne mangia più di quello che dovrebbe (io),chi taglia la ricotta.
Sembra quasi la scena di un dipinto olandese. 
La luce che entra dalle finestre e cade sui muri,il camino che riscalda l’ampia cucina e il vino nella brocca.
Il lardo che sfrigola in padella insieme alle verdure e il pane di quello buono a tostare sulla gratella.
Quei piccoli piaceri che condivisi assieme a persone amiche prendono un valore ancora più grande.
Gli uomini smettono di giocare a carte attirati dal profumo del sugo.
L’acqua bolle già e gli gnocchi cuociono in fretta.
Mai cena fu più deliziosa di questa.
Riscaldati dal tepore del camino e dalla condivisione del buon cibo,in buona compagnia.
Una cena luculliana,senza fretta.
Con pause per le risate,per guardare le stelle e giocare con il cane comparso nell’aia.
Senza quella fretta che ci attanaglia solitamente.
Qui ci prendiamo il tempo per goderci la vita,anche se solo per un giorno o due.
Questa è la magia della casetta in mezzo al verde.
E’ la magia della compagnia di persone care.
E’ la magia del buon cibo.
E della condivisione.
Nulla importa di più.

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA2

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA

 

ingredienti per 4 persone

 

1 mazzo di asparagi
1 fetta di lardo da 40 gr
500 gr di gnocchi fatti in casa
ricotta erborinata
1 spicchio d’aglio fresco
olio evo
pepe nero
sale

Mondate gli asparagi e lessateli in abbondante acqua.
Nel frattempo tritate l’aglio e riducete in pezzettini anche il lardo.
Fate scaldare un filo di olio in una padella e lasciate soffriggere l’aglio insieme al lardo per qualche minuto.
Scolate gli asparagi e tagliateli grossolanamente.
Uniteli al soffritto e fate cuocere per 10/15 minuti.
Salate e pepate con parsimonia perché il lardo è già saporito.
Preparate una pentola capiente per gli gnocchi e versatevi l’acqua.
Salatela e portatela a bollore. Io aggiungo un filo di olio per non far attaccare la pasta.
Versate gli gnocchi e non appena salgono a galla,scolateli.
Uniteli al sugo insieme a un mestolo di acqua di cottura e saltateli per 2 o tre minuti. Cospargete con la ricotta erborinata,spegnete la fiamma e date una bella mescolata.
Date una spolverata di pepe nero macinato al momento e servite subito.

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA1

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA3

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA5

 

GNOCCHI ASPARAGI & RICOTTA ERBORINATA6

Comfort Food, PRIMI PIATTI, Zuppe

LA FOGHERACCIA

18 marzo 2015
 
L’aria è greve di fumo.
Nel crepuscolo i falò già accesi illuminano le campagne attorno casa mia.
La mia memoria olfattiva funziona meglio di quella normale e l’odore di legna bruciata mi ricorda che oggi è il diciotto marzo.
San Giuseppe.
Il giorno prima della festa del papà.
Tre giorni prima di primavera,che poi è anche il giorno in cui ci ha lasciato il mio amato nonno.
Oggi è il giorno della fogheraccia.
Non so come funzioni a casa vostra,ma se sei riminese,non puoi dimenticartene.
Intanto,ci pensa la catasta di legna in spiaggia a ricordartelo ogni volta che passi di là.
Nel giro di qualche settimana diventa sempre più grande.
Cassette della legna,vecchie porte e rami rinsecchiti portati a riva dal mare vengono accumulati fino al 18,giorno in cui si erge in tutta la sua magnificenza per poi essere miseramente bruciata.
Se sei riminese non puoi non amare il giorno della fogheraccia.
Speri sempre che non piova e che non ci sia troppo vento.
E’ importante che la pira prenda fuoco bene,è un rito propiziatorio mica da ridere.
Segnala un nuovo inizio,un pò come a capodanno,quando si gettano i vecchi oggetti.
A me il diciotto mette un sacco di ricordi.
 

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LE LETTERE

11 marzo 2015


Ho una sola fotografia che ritrae la mia nonna Lina.
Era la madre di mio nonno e io l’ho conosciuta quando ero piccolina.
Non ricordo molto di lei,a parte il grembiule a fiori che portava sempre e la sottile catenina d’oro dalla quale non si separava mai.
Ricordo perfettamente il giorno in cui è venuta a mancare,quando il nonno mi ha portato con se a vederla per l’ultima volta.
Forse è stata l’unica volta in cui l’ho visto veramente triste.
Ora della mia nonna Lina e del nonno Vittorio mi rimangono solo un paio di fotografie,di quelle ancora in bianco e nero,con il vestito buono.
E un mucchietto di vecchie lettere,scritte su carta sottile.
Ricordo ancora quando qualche anno fa,mia madre le ha scovate.
Insieme c’erano anche documenti,medaglie e quella fotografia.
Ritrae la nonna Lina,con l’immancabile grembiule a fiori mentre impasta sul tagliere infarinato.
Tengo tanto a quell’immagine,me la fa sentire più vicina.
Soprattutto ora che ho letto le lettere.
 

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LA ZIA LILLY SUONA SEMPRE DUE VOLTE

11 dicembre 2014

Di solito era di sabato.

Appena finito di mangiare,quando noi donne eravamo ancora dietro a fare i piatti…arrivava lei.
Dlin Dlon.
Dliiiin Dloooon.
Non potevi sbagliare,era la “sua” scampanellata.
La riconoscevi proprio dal modo di suonare il campanello di casa.
Inconfondibile.
Ricordo che a volte la nonna sbuffava,andava ad aprire la porta e la zia con tutta la sua gioviale irruenza entrava in casa.
Sono sempre state molto diverse la zia Liliana e la nonna.
Non erano sorelle bensì cugine ma per noi lei è sempre stata la zia Lilly.
Mia nonna è sempre stata molto introversa e seria,dice di ricordare una volta sola in cui ha veramente riso di gusto.
La zia Lilly invece era…la zia Lilly.
Sempre sorridente,gli occhi azzurri che brillavano ogni volta che raccontava una barzelletta un pò sconcia.
Raccontava sempre di quando era ragazza,faceva la camiciaia al Grand Hotel e ne aveva viste di tutti i colori.
Spesso e volentieri le mie giovani orecchie hanno ascoltato aneddoti non proprio adatti per la mia età…
Ma la zia era così,un pò osé direbbe mia nonna.
Quando ero poco più che una bambina aspettavo trepidante il sabato dopo pranzo e le due scampanellate di rito.
Noi donne in cucina,la mamma preparava il caffè e la nonna toglieva dalla dispensa i biscotti buoni.
La zia nel frattempo non aveva smesso un attimo di parlare e solo il sibilo insistente della caffettiera poneva fine per qualche secondo al suo ciarlare.
Ci aspettava un pomeriggio al calduccio in casa.
Allora ci si spostava in sala,sempre con la zia in sottofondo che parlava di qualunque cosa.
Del tempo,delle calze di nylon,del figlio,dei mandarini acerbi,della posizione del missionario…il tutto nella stessa frase e senza mai fare una pausa.
A volte incontravo lo sguardo di mia nonna e lei alzava gli occhi al cielo e allora la rimbrottava un attimo e gli diceva di prendere fiato e bere il caffè in pace.
A me toccava una tazzina di acqua zuccherata sporcata con un cucchiaino di caffè e i biscotti.
Niente caffè vero per una bambina,figuriamoci un digestivo.
Finito di bere il caffè,la nonna apriva il mobiletto bar e chiedeva alla zia :
“Cosa ti servo cara Lilly?
Un vermouthino?
Un grappino?
E si facevano un goccetto di sabato pomeriggio.
Per digerire,dicevano.
In verità,ho sempre pensato che lo facessero per “digerirsi” meglio.
Per quel che mi riguarda,ho un bellissimo ricordo di quei sabato pomeriggio.
A volte la nonna e la mamma si mettevano a cucire qualche vestito e la zia supervisionava.
Altre volte la zia aiutava la nonna a smacchiare qualche tovaglia,era un portento. Non c’era macchia che le resistesse.
C’erano anche le volte in cui la zia appena arrivava,apriva la borsa e tirava fuori furtivamente quei libriccini rosa che a me erano vietati.
“Sei troppo piccola” mi diceva mia madre e ricordo mia zia che rideva e partiva con qualche sfrombolone dei suoi.
Era imbattibile.
Sapeva tante di quelle cose…
Alcune mi fanno rizzare ancora i capelli se ci penso.
Io devo a lei una buona parte di quello che so sulla vita.
Era di una sincerità disarmante.
E non aveva peli sulla lingua.
Spandeva il suo sapere e i suoi consigli con tanta energia.
Era generosa e aveva un sense of humor tutto suo.
A volte forse era troppo esuberante eppure era il suo bello.
Forse se dovessi scegliere un unico aggettivo che la descriva,direi irriverente.
Non volermene zia,non lo dico in senso di spregio.
Ma anzi,in senso di stima.
Ci vorrebbero più persone così,come eri tu.
Tu prendevi la vita,con il bello e il brutto che ti offriva,e ci andavi a braccetto.
E io ho sempre ammirato la leggiadria con cui hai vissuto.
Anche negli ultimi anni,quando ormai la memoria non era più quella di una volta e a stento ti ricordavi la strada per tornare a casa. Gli aneddoti erano diventati sempre gli stessi,quei pochi che ricordavi ancora e che non ti stancavi mai di raccontare. Però non eri più tu.
Non so bene quando l’ho capito,ad un certo punto i discorsi non filavano più e i tuoi occhi azzurri non erano più brillanti.
Eppure ridevi quando ti facevo notare che in un pomeriggio mi avevi ri-salutato dieci volte o che erano giorni che rileggevi lo stesso libro.
Non invecchiare mai,mi dicevi.
Ricordo come ieri quando la nonna mi ha telefonato quel giorno e mi ha detto che non c’eri più.
E’ stato un tuffo al cuore,all’improvviso tutti i sabati pomeriggio che avevamo passato insieme scivolavano via.
Tutti i suoi racconti,le sue avventure,le barzellette osé se ne andavano via con lei.
Nessuno ha mai saputo raccontarli così bene.
Con quel pizzico di malizia che la contraddistingueva.
Gli occhi azzurri che brillavano e il naso che le si arricciava.
Accavallava le lunghe gambe,sfoderava il suo sorriso migliore e cominciava a raccontare…
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

VELLUTATA DI ZUCCA E PATATE VIOLA

 

ingredienti : per 4 persone

600 gr di zucca al netto
3 patate viola di media grandezza
1 cipolla 
1 costa di sedano
1 carota
700 ml di brodo vegetale
100 ml di panna da cucina
100 gr di gorgonzola
timo fresco
olio evo
sale 
pepe
 
 
Lavate e mondate le verdure.
Tritate finemente gli aromi e la cipolla e in cubotti più consistenti le patate e  la zucca.
In una capiente casseruola fate scaldare 4 cucchiai di olio e mettete a soffriggere gli odori.
Quando la cipolla sarà dorata aggiungete le altre verdure,qualche fogliolina di timo e salate.
Coprite con un coperchio e fate cuocere per 8/10 minuti.
A questo punto unite il brodo e riportate a bollore.
Abbassate la fiamma e lasciate cuocere coperto fino a che le patate e la zucca diventeranno tenere.
Calcolate 15 minuti e poi provate con i rebbi di una forchetta ad infilzare un pezzetto di patata.
Se è tenera spegnete la fiamma altrimenti procedete per qualche minuto ancora.
Una volta pronto,prendete un frullatore ad immersione e riducete in purea le vostre verdure.
Aggiungete la panna e frullate fino ad amalgamarla perfettamente.
Tagliate il gorgonzola a cubetti e tuffateli nella vellutata.
Decorate con un rametto di timo fresco,irrorate con un filo di olio a crudo e spolverizzate con il pepe.
Servite caldo e buon appetito.
 
 
 

 

 
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PETRONILLA DOCET

27 novembre 2014
Qualche settimana fa sono passata in biblioteca.
Mi piace girare tra gli scaffali,senza bene in mente cosa cercare. Riempirmi il naso con l’odore della carta,passare le dita sui tomi ingialliti e consunti dal tempo.
Quando vado in biblioteca o in archivio storico,a meno che non stia cercando un volume in particolare,vado un pò a sentimento.
Mi lascio conquistare dai titoli,dalle rilegature.
Dai segni a matita all’interno,anche se impercettibili.
E questa volta sono stata attirata da un libro nella sezione cucina.
Ho scelto quel libro,o meglio è quel libro che ha scelto me.
Non è solo un libro di ricette e menù.
E’ molto di più.
E’ un libro che non conoscevo e che mi ha letteralmente folgorata.
E’ il memoriale di Amalia Moretti Foggia.
Conosciuta anche come Dott. Amal o Petronilla.
La prima medichessa italiana.
Una donna forte e coraggiosa e molto moderna per i suoi tempi.
Dal 1872 al 1947 ha fatto gesta che per una donna dell’epoca erano impensabili.
A fine ottocento studiò a Padova,Bologna e Firenze,laureandosi con il massimo dei voti e mantenendosi con borse di studio.
Perfino la regina Margherita volle conoscerla personalmente e congratularsi con lei per la laurea.
Quando in Italia i medici pediatri erano solo 3 in tutta la penisola,lei era una di questi.
Salvò tantissime vite come medico e combatté strenuamente per far valere i diritti delle donne.
Per anni,scrisse anche una rubrica medica sotto lo pseudonimo di Dottor Amal,in quanto all’epoca era impensabile farsi curare e anche solo consigliare da una donna,anche se laureata e medico.
Fu anche una bravissima scrittrice di libri di cucina,si innamorò della capacità del cibo di unire,dissolvere le nubi,placare gli animi e sancire accordi (cit)e conquistò gli italiani con una rubrica sulla Domenica del Corriere con lo pseudonimo di Petronilla.
Petronilla entrò prepotentemente nelle case delle massaie italiane,che aspettavano il lunedì per consultare la rubrica con le sue famosissime ricette.
Viaggiò in Oriente quando non era così facile e all’ordine del giorno viaggiare verso mete così desuete.
Attraversò o sarebbe meglio dire,subì due guerre mondiali.
Mise in pericolo la sua vita dando rifugio ad amici ebrei.
Eppure visse una vita meravigliosamente piena.
Il suo principio più importante? 
Essere padrona della sua vita.
Una frase più di tutte mi ha colpito in questo libro :

Ora che rileggo i miei scritti e con questa scusa rileggo un pò la mia vita,credo che tutta sia stata pervasa da questi tre principi: sentire,comprendere e amare. Questi ho applicato nell’esercizio della medicina,a essi mi sono ispirata nella vita matrimoniale e infine nel quotidiano. Sentire le emozioni,i sentimenti,le percezioni dei sensi,comprendere gli altri e me stessa attraverso di loro e senza giudicare,e infine condire tutto con amore. Il segreto della mia vita serena.
E vi assicuro,che se leggerete questo libro vi accorgerete che la sua vita è stata ben oltre che serena.

In un tempo in cui la società non vedeva di buon occhio una donna medico,Amalia lo sapeva benissimo ma proseguì per la sua strada.
Andò avanti per quello che aveva deciso sarebbe stato il suo futuro,costi quel che costi.
Sapeva bene di essere una donna troppo moderna per i suoi tempi.
Per questo motivo ha voluto lasciare a noi la sua testimonianza,perchè altre donne come lei non si sentano sperdute e deboli,e perché sappiano che ce la possono fare.(cit)
Amalia,tra le pagine del suo libro,si chiede come sarà la situazione della donna tra cent’anni,è molto curiosa e più volte nel suo libro,si pone questa domanda.
Solo l’anno prima la donna aveva ottenuto la possibilità di votare e per lei era stato un grandissimo traguardo.
Lei e altri nomi tra le grandi figure femminili dell’epoca si sono battute affinché la situazione per noi donne migliorasse.
E Amalia con curiosità guarda al domani,sperando di essere stata un insegnamento con il suo modo di vivere e un incitamento per le donne che verranno.
Di anni non ne sono passati cento,per ora nemmeno settanta.
E le cose,cara Amalia non sono cambiate poi così tanto.
Non credete siano molto attuali le sue parole quando scrive :
Cosa dire di tanti padroni che non ti assumono se non firmi una carta che ti impegna a licenziarti se rimani incinta??
Non vi sembra di averle già sentite e non certo settant’anni fa?
Abbiamo finalmente ottenuto la tanto sospirata uguaglianza?
Se proprio ier l’altro si commemorava il giorno della non violenza sulle donne? Come se ci fosse bisogno di una data per ricordarsi che le donne non vanno picchiate,umiliate e tantomeno uccise?
Sempre Amalia,quasi un secolo fa scriveva che alcuni uomini non vogliono essere lasciati,e se patiscono la separazione ti puniscono e arrivano ad uccidere.
Non vi sembra uno spaccato di realtà che conoscete bene?
Nonostante siano passati così tanti anni,nonostante ora le donne siano entrate in politica,in editoria,in medicina e via dicendo,pagano ancora uno scotto come se fossero un essere inferiore.
Però,sempre come diceva la cara Amalia,le donne TUTTE han forza d’animo,anche quelle che per paura non vogliono sapere di possederla.
E in questi giorni una di queste donne l’ha dimostrato.
Come possiamo non essere fiere della prima astronauta italiana che varca i confini dello spazio?
Ecco,cara Amalia,forse qualcosa di buono alla fine è stato ottenuto. 
Credo che ti sarebbe piaciuta Samanta,saresti stata fiera di lei.
E saresti anche stata fiera di tutte le donne di oggi,che nel loro piccolo o nel loro grande,s’impegnano a portare alto il loro nome.
Medichesse,scrittrici,massaie,sarte o astronaute.
Non importa,fiere di essere donne.

Le voci di Petronilla,Roberta Schira e Alessandra De Vizzi



















QUADRETTINI IN BRODO


ingredienti : per 2 persone


200 gr di farina 
2 uova fresche
brodo di carne
noce moscata

Preparate la vostra pasta rompendo le uova su una spianatoia dove avrete posizionato a fontana la farina..
Iniziate a impastare raccogliendo la farina e aiutandovi con un cucchiaio di acqua per renderla più elastica.
Continuate ad lavorare fino ad ottenere una consistenza soda e omogenea. Formate una palla e coprite con un canovaccio pulito.
Lasciate riposare per una trentina di minuti dopodiché iniziate a tirare la vostra sfoglia con un mattarello.
Assottigliatela il più possibile,finché non intravedete le vostre dita al di sotto della pasta.
A questo punto infarinate per bene e con l’aiuto di un coltello affilato ricavate tanti quadrettini.
Smuovete bene la pasta e lasciate che secchi un poco.
Portate a bollore del buon brodo di carne e scuotete i vostri quadretti dalla farina in eccesso prima di versarli nel brodo.
Necessitano di poca cottura,quando verranno a galla spegnete la fiamma e lasciate riposare qualche secondo.
Raccogliete con l’aiuto di una ramina i vostri quadretti e versate nei piatti. Aggiungete brodo caldo e spolverate con una grattata di noce moscata.
Gustate caldo,possibilmente soffiando sul cucchiaio.






CONSIGLIA Ricette disegnate: Castagnaccio