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Gli Appetizer

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LA RIVINCITA DELLA BIANCHINA

1 luglio 2015

Quando ero piccola mi avevano affibbiato un soprannome.
Pensando di essere simpatici,mi chiamavano affettuosamente Bianchina.
Ho sempre odiato quel soprannome.
E naturalmente anche la mia pelle bianchiccia da cui ne derivava.
Non è che non andassi al mare.
E vi assicuro che ai miei tempi non si vedevano ancora le madri indaffarate a spalmare creme bianche e coprenti come ceroni sui corpi insabbiati dei figli.
Ai miei tempi,mia madre non aveva ancora finito di parcheggiare che io mi ero fiondata già in acqua a giocare.
Forse perché stavo in acqua finché le mie mani non diventavano come prugne secche,forse perché adoravo ricoprirmi di sabbia bagnata tipo fanghi,insomma al massimo diventavo giusto un pò rossiccia sul naso dove poi comparivano le odiate lentiggini.
Non mi abbronzavo mai.
Nemmeno quando facevamo giornate intere di sole dove stavo spaparanzata sull’asciugamano stile diva anni 50.
Crescendo le cose non miglioravano e ricordo ancora quando da ragazzina decisi di provare l’olio abbronzante più abbronzante che si può che avevo trovato in commercio.
Il risultato?
La pancia,precisamente un cerchio attorno l’ombelico,color fluorescente.
Il resto come prima.
Gli anni passavano,le amiche si abbronzavano e io restavo sempre del mio pallore color malaticcio.
Ricordo ancora una crema trasparente,tipo unguento che mi applicavo con perizia con il risultato di sembrare unta giusta per una cottura al barbecue.
Non solo io ero unta,ma anche tutto quello con cui venivo in contatto.
Potevi lavare gli asciugamani finché volevi,tanto rimanevano sempre coperti da una patina untuosa.
Nemmeno quella sortì alcun risultato.
Rossiccia si,abbronzata nemmeno per idea.
Avvilita,sono poi passata all’uso smodato di auto-abbronzanti.
Vestiti da gettare,aloni arancioni sulle lenzuola e la pelle che sembrava scolorirsi giorno per giorno.
Sembravo un visitors,solo che al posto di essere verde,io sotto ero bianca.
La bianchina…quante volte si è sentita dire “Ma tu non ti abbronzi?”
E lei voleva,eccome se voleva abbronzarsi e perdere il suo pallore.
E poi,come nelle favole dove il brutto anatroccolo diventa cigno,la bianchina ha iniziato ad abbronzarsi.
Sarà perché quando può in inverno corre a cercare il sole.
Sarà perché gira sempre in motorino.
Sarà perché adora stare all’aria aperta e ai primi raggi se ne esce in giardino con qualunque scusa.
Zappare l’orto,togliere le erbacce.
Ogni scusa è buona per me per espormi.
E così che lo chiamo.
Espormi al sole.
Ricordo che qualche anno fa correvo al mare per prendere 50 minuti di sole cronometrati.
E anche oggi,magari non vado al mare,ma sono fuori in giardino con il viso rivolto al sole ogni minuto libero che trovo.
E così,mentre la maggior parte delle persone è ancora pallida,la bianchina è abbronzata come fosse appena tornata dalle Maldive.
Chi l’avrebbe mai detto?
Ora si sente dire “Come sei abbronzata!” “Sei stata in vacanza?”
Vai a spiegare che è tutto merito di curare l’orto!
Abbronzatura a parte,a me il sole ricarica come una batteria.
E’ mentre sono con il naso all’insù,la pelle calda e abbronzata che mi sento ispirata.
Lo sguardo perso nel vuoto,o meglio tra le piante dell’orto,a cercare nuovi pomodori e nuove idee.
Perdonatemi se sono assente più del previsto,ma là fuori c’è il sole e io mi sto rigenerando come una lucertola.

GNOCCO FRITTO E CREMA DI PARMIGIANO1

GNOCCO FRITTO,CICCIOLO CROCCANTE E CREMA AL PARMIGIANO

ingredienti : 

per lo gnocco :

500 gr di farina 1
125 gr di acqua
125 gr di latte 
1/2 bustina di lievito svizzero
olio di semi di girasole
qualche fetta di ciocciolo o testa

per la crema al parmigiano :

100 gr di Parmigiano Reggiano stagionato 22 mesi
150 ml di panna fresca
pepe nero

Preparate la crema grattando il parmigiano e facendolo sciogliere a bagnomaria insieme alla panna fresca e al pepe macinato al momento.
Ci vorranno 10 minuti al massimo e otterrete la consistenza di una crema.
Spegnete la fiamma e fate raffreddare.
Nel frattempo mettete abbondante olio in una pentola capiente e preparate l’impasto per lo gnocco scaldando il latte insieme all’acqua. Fate una fontana con la farina e al centro unite il lievito.
Aggiungete il latte tiepido poco alla volta e iniziate ad impastare.
Quando il vostro impasto sarà liscio e sodo tiratelo con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia sottile.
Ritagliate in forme rotonde e friggete nell’olio bollente.
Quando i vostri gnocchi saranno dorati scolate bene dall’olio e mettete ad asciugare su un piatto con carta da cucina.
Friggete tutti gli gnocchi che volete preparare e mettete a croccantizzare il cicciolo in forno già caldo,modalità grill a 250 gradi.
Mettete la crema di parmigiano in una sac a poche e iniziate a preparare il vostro piatto.
Mettete una sfoglia di gnocco fritto,guarnite con la crema,unite la fetta croccante di cicciolo e ricominciate con lo gnocco,la crema e così via.
Guarnite con aceto balsamico di Modena e un ciuffo di rucola.
Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo al contest Parmigiano Reggiano di Modena indetto da Cucina Semplicemente.

 

 

Contest-Parmigiano-Reggiano-Modena

 

GNOCCO FRITTO E CREMA DI PARMIGIANO3

GNOCCO FRITTO E CREMA DI PARMIGIANO2

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E INFATTI GIA’ PIOVE…

2 ottobre 2014

Caldo caldissimo.
Almeno per essere il 2 di ottobre.
Anche oggi cielo azzurro e 28 gradi.
Ma non potrebbe essere così tutto l’anno?
Se proprio proprio l’inverno lo deve fare,magari che si limiti a dicembre…che si sa Natale con la neve è sempre magico.
E invece no.
A breve questi cieli limpidi (che manco ad agosto!) lasceranno spazio al grigio,alla nebbia,al freddo.
Già sono infastidita per il solo fatto di dover mettere il giubbotto quando sfreccio con il motorino per la città.
Qua la temperatura cambia nel giro di un paio di ore.
Sabato e domenica sono riuscita ad andare al mare.
Due giornate regalate,come si dice da queste parti.
Sole e caldo,i bagnini che piano piano chiudono gli stabilimenti,lavano i lettini e tu stai lì,a goderti l’ultimo sole con il groppo in gola.
Sai che potrebbe essere l’ultimo giorno in cui stai in bikini per parecchi mesi,l’ultimo giorno in cui il mare è azzurro invece di grigio.
Quest’anno poi prevedono molto freddo e tantissima neve.
I contadini dicono che serve per pulire l’aria e per avere una buona estate.
In effetti,l’inverno scorso non è stato freddo e quest’estate non è stato caldo.
Diciamo che agosto senza aria condizionata accesa,senza le lamentele per l’afa,con la felpa la sera e la trapuntina nel letto la notte…sembrava ottobre.
Ottobre o le vacanze estive dai nonni!
Che di estivo avevano solo qualche bagno al lago,
in costume si,
ma con un freddo pungente.
Ad agosto,quando andavo a passare qualche settimana da loro,la sera si accendeva già la stufa…
E se volevi fare la veglia in giardino,era d’obbligo il golfino appoggiato sulle spalle.
Mentre i miei coetanei mangiavano il gelato,alla canicola della città,io bevevo cioccolata calda a temperature sotto la media.
Non ricordo di aver patito mai tanto freddo come quando ero a casa dai miei nonni.
La cucina che fungeva anche da sala era riscaldata sia da una grande stufa che da un camino.
Ma il resto della casa era completamente al freddo.
Forse i caloriferi c’erano anche ma probabilmente non venivano mai accesi.
Ricordo che odiavo andare in bagno perché era come entrare in un igloo. Potevo fare i fumetti con il fiato tanto la temperatura era bassa.
Stessa cosa per le camere da letto.
Il mio lettino vicino al muro era sempre sotto lo zero.
Quando era inverno e fuori nevicava,io guardavo la neve scendere  e rabbrividivo.
Allora mi rincantucciavo vicino alla stufa e guardavo la nonna che armeggiava per riscaldare il letto.
A quel tempo non c’era nessun tipo di coperta elettrica da impostare su temperature caraibiche.
A quel tempo mia nonna ravvivava il fuoco nella stufa,prendeva il mio pigiamino a righe azzurre e bianche e lo appoggiava sulle stecche della stufa.
Erano posizionate in alto e vi assicuro che quando indossavo il pigiama era meravigliosamente caldo,caldissimo.
Poi scaldava il latte nel pentolino di coccio bianco e di nascosto mi metteva sul fondo della tazza un cucchiaino di miele.
Da piccola lo odiavo,non mi piaceva proprio il sapore.
Però mi faceva bene per la gola,e così,anche se me ne accorgevo ogni volta e facevo un sacco di storie,poi finivo per bere tutto il mio latte.
Mentre giocherellavo con i biscotti bianchi e neri,togliendo la parte di cioccolata che non mi piaceva e inzuppando nel latte il resto,la nonna mi preparava il letto.
Prendeva la brace rovente dalla stufa,la inseriva in un pentolino  che veniva posizionato all’interno del prete.
Un bagaglio di legno che alzava le coperte e al cui interno manteneva celato un caldo segreto,il pentolino con la brace calda.
Non so se abbia bruciato più lenzuoli questo aggeggio o mio nonno che soleva fumarsi una sigaretta a letto prima di dormire.
Spesso e volentieri si addormentava prima di spegnerla..
Comunque,l’attrezzo riscaldante andava tenuto sotto le coperte per qualche tempo,non troppo altrimenti per il calore faceva il buco passando lenzuola,imbottita e copriletto.
Quando era abbastanza caldo,la nonna rimuoveva il prete e mi faceva infilare a letto in gran velocità.
Mi rimboccava bene bene le coperte e poi prendeva il libro che tenevamo sul comodino proprio in serate fredde come quelle.
Era Pattini d’Argento,il mio preferito.
Me ne leggeva qualche pagina e io sognavo di sfrecciare sui quei pattini quasi magici…le guance paffute rosse per il vento freddo e la mani intorpidite anche se dentro i guanti.
Mia nonna mi raccontava che mi addormentavo sempre con il sorriso sulle labbra.
Lei mi dava un bacio e spegneva la lampada,lasciandomi ai miei sogni di bambina.
















TOMINO MIELE & NOCI con misticanza di fiori eduli


ingredienti : 


1 tomino
20 gr di miele di acacia
3 noci
misticanza con fiori eduli
1 crostone di pane
1 fetta di pancetta arrotolata



Mondate e lavate la misticanza,avendo l’accortezza di scolarla e asciugarla bene. Potete utilizzare carta da cucina e tamponare l’acqua in eccesso.
Tostate la fetta di pane e fate croccantizzare bene la pancetta in un padellino. A parte cuocete il tomino su una piastra.
Ci vorranno un paio di minuti,quando la consistenza risulterà morbida e il formaggio all’interno si sarà sciolto,saranno pronti.
Togliete dal fuoco e componete il vostro piatto :
Prendete il pane e adagiateci qualche foglia di misticanza,aggiungete la pancetta e poi il tomino.
Cospargete il tomino con il miele e i gherigli di noce spezzettati a mano. 
Decorate con qualche fiore e mangiate subito.
Attenzione : il formaggio fuso ha la temperatura della lava,siate cauti.






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UNA ZANZARA IN ABITO DA SERA

8 settembre 2014

Fondamentalmente devo essere buona.
Dal sangue dolce.
Non si dice così dei soggetti “amati” dalle zanzare?
Ecco,allora io sono una di questi.
Fin da piccola ho dovuto lottare con questi simpatici insetti.
Ero piccolina e già avevo le gambine cosparse di fastidiose punture di zanzara.
Crescendo poi hanno perso interesse per il mio succulento sangue e per un paio di anni ho vissuto felice e contenta.
Ma non poteva durare.
E infatti da almeno venti anni a questa parte,sono tornata a fare parte della loro catena alimentare…
E a difendermi come meglio posso.
Non si scherza mica,qui si parla di aver il corpo costantemente cosparso di spray repellente h 24.
Tengo lontane le zanzare,si,ma sembro uno zampirone ambulante.
Con quel tipico odorino alla citronella,che è buono si,ma negli zampironi e nelle candele.
Non certo sulla mia pelle…
Io che adoro cospargermi di oli e di creme profumati come un fiore esotico,mi ritrovo che di esotico addosso ho solo le zanzare tigre.
Le uniche che hanno capito che negli ultimi mesi era estate.
Nonostante le temperature fossero ben al di sotto della media,loro imperterrite hanno continuato a fare razzie.
Anzi,per cercare il caldo,si rifugiano in casa negli angoli più impensati.
Io ne ho sempre un paio che mi fanno compagnia sul mobile sotto la scala.
Stanno in agguato,così appena salgo le scale (e questo succede almeno 1 milione di volte al giorno) loro mi possono pizzicare nei calcagni,le maledette.
Senza essere viste,sferrano il loro attacco.
Lì per lì non te ne accorgi,poi vieni assalita da un leggero fastidio che diventa insistente prurito.
E quando ti gratti il gioco è fatto.
Ho visto pizzichi diventare bolle enormi che voi umani nemmeno immaginate.
E dire che una volta,con le zanzare nostrane,bastava fare il segno della croce con le unghie…
Credenza o meno,in parte funzionava.
Ora potete anche scalfirvi con un bisturi il segno della croce sul pizzico,ma niente.
E così non mi rimane che continuare a riempire i tombini con il larvicida,fare di corsa il percorso dal giardino alla porta della cucina correndo se non mi sono spruzzata di repellente dalla testa ai piedi,accendere gli zampironi potenti che mi sono portata dalla Thailandia (vi assicuro che sono molto più forti dei nostri),cospargermi di aloe e tentare di resistere all’impulso di grattarmi.
Ah,potrei anche unire i puntini dei pizzichi con una penna e creare qualche nuova opera d’arte.
Un Zanzara-Picasso.
O un Lempicka-Tigre.
Scherzi a parte,c’è stato un periodo in cui non odiavo le zanzare,anzi le amavo addirittura.
Mia madre,per farmi addormentare,mi canticchiava sempre questa canzoncina :


C’era una zanzara
in abito da sera
se l’era messo 
per far bella figura.
E se ne volava
sopra ad una culla
una culla bella,con il nastro rosa.


Così volando però,ve lo assicuro,
aveva in mente un tenero pensiero:
voleva fare una serenata
ad una bimba che s’era addormantata.


Zun zun zun zun …


Povere zanzare,non sono mai gradite,
anche se sono in abito da sera.
E sul muro bianco,ecco all’improvviso
l’ombra di una mano…


(Zecchino D’Oro)


…E qua solitamente mi addormentavo.
Sognavo di prati verdi e ruscelli di montagna.
Casette di legno e candele alle finestre.
Ma soprattutto sognavo di zanzare,vestite da gran dame che uscivano a fare serenate alle bimbette addormentate come me.



















TORTELLO ALLA PIASTRA :

I tortelli alla piastra sono tipici dell’entroterra Romagnolo.
La ricetta originale prevede patate lessate e lardo ma potete variare l’interno a vostro piacimento.


ingredienti : per 15 tortelli circa


per la pasta :

250 gr di farina 00
150 ml di acqua
1/2 cucchiaino di sale 

per il ripieno :

3 salsicce grosse
100 gr di Brie
1 grossa patata lessata
25 gr di tartufo nero Scorzone 
15 gr di burro
olio evo
sale

Cominciate preparando la pasta per i ravioli.
Sciogliete il sale nell’acqua e aggiungetela poco per volta alla farina setacciata.
Potete usare un robot da cucina o preparare l’impasto a mano.
Impastate vigorosamente e quando avrete ottenuto un impasto liscio e sodo mettetelo a riposare sotto un panno per una mezz’oretta.
Nel frattempo schiacciate la patata che avrete precedentemente lessato e mettete in una ciotola capiente.
Tritate grossolanamente il tartufo nero e anche il formaggio.
Fate sciogliere il burro e conditeci la patata aggiungendo il tartufo e il brie.
Salate leggermente e regolate con un poco di olio se il composto dovesse legare troppo.
Sgranate la salsiccia e unitela al vostro ripieno.
Fate amalgamare bene e mettete da parte.
A questo punto tirate la pasta,sottile ma non troppo.
Deve avere una giusta consistenza per contenere il ripieno senza rompersi.
Quando avrete steso completamente la pasta,ricavatene dei quadrotti di uguali dimensioni.
Coprite la metà circa di ogni quadrato con il composto di patate e salsiccia e ricoprite con la parte di sfoglia libera.
Ora con i rebbi di una forchetta sigillate leggermente i lati liberi e continuate fino a richiudere tutti i vostri tortelli.
Scaldate a fuoco vivo un testo per la piada e cuocete i vostri tortelli su entrambe i lati per qualche minuto.
Quando saranno ben coloriti togliete dal fuoco e fate raffreddare qualche minuto prima di addentarli!













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UNA VALIGIA DI SOGNI.1

24 luglio 2014

Ero una bambina bionda e lentigginosa.
La frangetta tagliata troppo corta lasciava scoperta metà della fronte.
Adoravo indossare i sandaletti senza calzini e odiavo le sottane.
Mi piaceva giocare a pallone con mio fratello e i suoi amichetti e saltare la corda.
Avevo una collezione infinita di bambolotti e mia madre a volte mi cuciva dei vestitini su misura per le mie bambole.
Leggevo molti libri e sognavo ad occhi aperti.
Non avevo la televisione,e anche se da piccola odiavo la presa di posizione di mia madre,forse oggi devo ringraziarla.
La sera,ascoltavamo la radio e mia madre cuciva.
A volte mi leggeva un libro di avventure fantastiche.
Quanti libri ho letto quando ero poco più che una bambina.
Ho imparato prestissimo,già a quattro anni iniziavo a scrivere il mio nome e a leggere le prime sillabe.
Ricordo ancora la prima volta che scrissi il mio nome.
Eravamo in casa e io stavo dipingendo con un pennarello il coperchio di una scatola.
Erano giorni che mi esercitavo a scrivere le poche sillabe che compongono il mio nome e cognome ma c’era qualcosa che mi sfuggiva…non riuscivo a mettere bene in fila le lettere.
Ma non quella mattina.
Quella mattina,con in pugno il mio pennarello rosso,scrissi perfettamente il mio nome.
Ero fiera di me e tronfia come un pavone,nonostante la giovane età e così corsi da mia madre a farle vedere quanto ero stata brava.
Dapprima mia madre sorrise,ma poi il suo sguardo si fece sorpreso e per un attimo pensai avrebbe urlato.
Io guardavo i tratti decisi del pennarello e non capivo.
Mia madre era rimasta sorpresa.
Già scrivevo con la sinistra,e non vi dico le volte in cui la mia povera nonna le diceva che era la mano del diavolo e mi doveva far scrivere con la mano destra.
Eh,credenze di altri tempi…
Per fortuna mia madre non l’ha mai ascoltata ma di certo non ha aiutato il fatto che in quella calda mattina di luglio io abbia scritto il mio nome perfettamente al contrario.
In quel modo riuscivo a infilare tutte le lettere una dietro l’altra e per me non c’era niente di strano.
Ma non vi dico mia madre…penso che l’abbia sfiorata per un attimo persino l’idea che fossi posseduta.
Preparò un innumerevole quantitativo di pagine con scritto il mio nome dal verso giusto e mi fece mettere all’opera.
E allora imposi al mio cervellino di scrivere una lettera dopo l’altra,in fila,come voleva mia madre.
Però lasciavo bianca la parte sinistra del quaderno,mi piaceva che la mia mano scorresse senza passare sopra all’inchiostro appena steso.
Tracciavo i segni che componevano le parole con meticolosa attenzione,seria seria.
Prima imparerò a scrivere e prima potrò leggere,pensava la mia testolina.
Ero stufa di sfogliare quei libriccini da bambini con solo le figure e al massimo qualche scritta a carattere cubitali.
Volevo leggere i libri che vedevo girare per casa,scritti fitti fitti e anche quei libriccini rosa che vedevo passarsi furtivamente tra mia nonna e mia zia.
Ho scoperto poi che erano Harmony…il massimo della cultura.
Comunque desideravo più di ogni cosa riuscire a leggere anche quelle parole difficili,con un sacco di lettere una dopo l’altra.
E così ho passato quell’estate a scrivere il mio nome,lettera dopo lettera e pagina dopo pagina.
Finchè non ho imparato a scrivere nel verso giusto.
Però avevo un segreto.
Tenevo un altro quaderno e quando mia madre non vedeva o pensava disegnassi,io scrivevo all’impazzata.
All’incontrario.
La mano correva fluida sulla pagina e io faticavo la metà di quando mi imponevo di scrivere nel verso giusto.
Se ci ripenso,mi viene in mente un certo caratterino ribelle che faceva capolino già all’epoca.
All’epoca in cui ero solo una bimbetta piena di sogni.
Quando le fragole avevano un altro sapore e mi bastava una scatola vecchia per essere felice.
All’epoca in cui ero solo un bozzolo che sognava di diventare farfalla.





















APERI-FETA : feta e olive sott’olio


ingredienti :

200 gr di feta greca
100 gr di olive nere
100 ml di olio di oliva
rosmarino fresco
origano fresco
timo fresco
1 punta di peperoncino frantumato
pepe in grani



Asciugate perfettamente la feta con della carta da cucina,tamponatela più volte fino a quando la carta rimarrà asciutta.
Eseguite lo stesso procedimento per le olive.
Lavate le erbe aromatiche e asciugatele bene.
Iniziate a tagliare la feta in cubetti di uguale misura e mettete da parte.
Ora prendete il vostro vasetto,che avrete precedentemente sterilizzato,e riempitelo a strati.
Alternate qualche cubetto di feta a qualche oliva e una parte di erbe aromatiche.
Spolverate con poco peperoncino e unite un paio di grani di pepe.
Cercate di lasciare pochissimo spazio vuoto e premete leggermente gli ingredienti per farli aderire bene al fondo.
Continuate fino a colmare completamente il vostro vasetto.
Ora aggiungete l’olio poco per volta,aspettate che riempia bene i vuoti d’aria e assicuratevi che copra perfettamente gli ingredienti.
Riponete in luogo fresco e asciutto e se ce la fate,aspettate almeno due settimane prima di assaggiare.

































































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SE STASERA SONO QUI.

10 luglio 2014

Sapete da chi ho ereditato i miei occhi azzurri?
Da mia madre.
Sono gli stessi,sanno ridere,parlare o adombrarsi.
Ricordo una ex collega di lavoro che una volta mi disse :
“Sai che quando sei arrabbiata ti si vede dagli occhi?”
Quella volta rimasi sorpresa,non pensavo di essere così trasparente.
Soprattutto non pensavo di assomigliare così tanto a mia madre.
Mi hanno sempre detto che sono la copia di mio babbo.
Io me ne sono sempre vantata tanto,perché nei miei ricordi mio padre non c’è.
E sapere di assomigliargli mi ha sempre fatto credere di conoscerlo almeno un pò.
Quando lui è morto io avevo appena un anno.
Non ho ricordi di lui,se non i racconti fatti da chi lo conosceva bene.
Ad esempio so per certo di dover ringraziare lui e i suoi geni per la mia magrezza.
Mia madre dice che anche la piadina la stendo proprio come lui.
E poi la stessa passione per lo moto e per lo sport.
La stessa capacità a disegnare.
Anche le mani affusolate le ho ereditate da lui…
Quando ero poco più di una bimba,adoravo trafficare nel portagioie di mia madre.
Era a forma di scrigno,di una pietra con riflessi violetti.
Piedini dorati tenevano il peso dei tesori sepolti tra il velluto rosso che ne foderava l’interno.
Non che mia madre avesse chissà quali tesori.
Per lo più erano piccole gioie ereditate da nonne o parenti.
Ma un tesoro c’era.
Un piccolo porta-fedi in argento racchiudeva all’interno l’anello matrimoniale di mio padre.
Io lo guardavo trasognata e mi immaginavo un padre tutto mio.
Leggevo la data incisa all’interno e mi facevo mille domande.
Ad alcune di queste non ho trovato risposta ancora oggi.
Eppure sono qui.
Mi guardo allo specchio cercando qualche nuova ruga arrivata nella notte a ricordarmi che,nonostante tutto,sto invecchiando pure io.
Qualche capello bianco in più,sapientemente mascherato dai lunghi  capelli biondi.
Ecco,questa cosa dei capelli bianchi precoci l’ho ereditata dalla nonna materna,come anche la mania ossessiva dell’ordine.
Nei mei geni c’è anche l’altezza,tanta creatività e manualità,l’amore sconsiderato per le scarpe costose e una testardaggine unica.
Potrei andare avanti ancora,raccontarvi che “rischiavo” di avere un nasone da Guinness dei Primati se per caso lo ereditavo da nonno o che “magari” avrei anche potuto ereditare da mia madre qualche taglia di seno in più.
Eppure sono stata molto fortunata.
Ci avete mai pensato alle mille circostanze favorevoli che hanno permesso che noi fossimo qui oggi?
Bastava un appuntamento mancato,uno sguardo non capito…
Sarà stato il destino?
Oppure in quel preciso istante le tessere del puzzle si sono incastrate tutte perfettamente,per una casualità?
Io non lo so.
Questa è una di quelle domande che,ancora oggi,non hanno una risposta per me.
Nonostante sia più vecchia e mi piaccia considerarmi anche più saggia,ancora non so il perché oggi sono qui.
Sinceramente non mi interessa saperlo.
Gli occhi dei miei genitori nelle poche foto che li ritraggono con me parlano da soli.
Io sono qui perché sono frutto dell’amore.



I CASSONI FRITTI 

 I cassoni fritti sono tipici dell’entroterra Romagnolo,solitamente preparati con verdure e formaggio.
La mia cara nonna li cucinava solo in occasioni speciali,friggendoli nello strutto.
Ricordo ancora il loro sapore…
Preparatevi ad assaggiare qualcosa di unico.
Io questa sera non ho resistito e mi sono concessa questa bontà.
Friggendoli in olio però…più leggeri come i miei sensi di colpa dopo averli mangiati!



ingredienti : per 4 cassoncini


250 gr di impasto per piadina
3 salsicce aromatizzate al tartufo
150 gr di gorgonzola
olio per frittura

Per la ricetta della piadina potete dare uno sguardo qui avendo l’accortezza di dimezzare le dosi.
Potete anche preparare l’impasto,usare quello che vi serve e il resto congelarlo,magari già suddiviso in pagnottine.
Quando il vostro impasto sarà pronto,suddividetelo in quattro parti uguali.
Su una spianatoia infarinata iniziate ad assottigliare la vostra piadina,non troppo però.
Cercate di darle una forma rotonda,se sbordate un pò,potete rifilare i bordi con un coltello.
Per i cassoni fritti è molto importante che i bordi combacino perfettamente,così da non far fuoriuscire il ripieno.
Ora sgranate la salsiccia,mettendone qualche pezzettino nella parte inferiore della vostra piada lasciando circa 1 cm libero dal bordo esterno.
Aggiungete il gorgonzola che avrete tritato grossolanamente.
Formate una mezzaluna coprendo con la parte superiore,quella libera,la parte con il ripieno.
Fate fuoriuscire l’aria in eccesso,in questo modo eviterete che si aprano in cottura.
Con i rebbi di una forchetta premete con forza lungo tutto il bordo,così da sigillare per bene.
Io faccio un secondo passaggio con la forchetta,questa volta inumidita con dell’acqua.
A questo punto sono pronti per essere cotti.
Fate scaldare abbondante olio in una casseruola e quando sarà ben caldo tuffateci i vostri cassoncini.
Ci mettono veramente pochi minuti,5 o 6 al massimo,il tempo di gonfiarsi e dorare in superficie.
Fate asciugare su carta assorbente e servite caldi.
Attenzione,possono creare dipendenza!





CONSIGLIA Ricette disegnate: Castagnaccio